Ucraina, quattro anni di guerra: 12 milioni di persone hanno bisogno di aiuto. L’impegno di Caritas (di Caritas Italiana)

Ucraina, quattro anni di guerra: 12 milioni di persone hanno bisogno di aiuto. L’impegno di Caritas (di Caritas Italiana)

A quattro anni dall’inizio della guerra, l’Ucraina continua a essere il cuore della crisi umanitaria più gravi d’Europa. Secondo l’Humanitarian Needs and Response Plan 2025 di OCHA, sono 12,7 milioni le persone che necessitano di assistenza umanitaria3,7 milioni gli sfollati interni e 5,6 milioni coloro che hanno cercato rifugio nei Paesi limitrofi. Oltre 9 milioni presentano bisogni sanitari critici. Numeri che raccontano un’emergenza che non si è mai fermata e che, anzi, si è trasformata in una crisi prolungata, fatta di povertà crescente, infrastrutture civili colpite e comunità stremate.
In questo scenario la rete Caritas continua a operare in tutto il Paese soprattutto grazie a Caritas Ucraina e Caritas-Spes Ucraina. Dal febbraio 2022 la rete ha sostenuto oltre 6 milioni di persone, adattando costantemente gli interventi a bisogni in evoluzione: assistenza sanitaria e telemedicina, supporto psicosociale, sostegno economico diretto, distribuzione di beni essenziali, evacuazioni da aree ad alto rischio, accoglienza e protezione delle persone più vulnerabili.
La povertà è in forte aumento. Molte famiglie hanno esaurito risparmi e mezzi di sussistenza, cresce la dipendenza dagli aiuti esterni e milioni di persone stanno affrontando l’inverno senza riscaldamento o elettricità, a causa dei continui attacchi alle infrastrutture energetiche. «Prima della guerra, la nostra mensa a Kyiv serviva circa 60 persone al giorno, soprattutto persone senza dimora. Oggi accogliamo oltre 500 beneficiari quotidianamente, per lo più famiglie impoverite senza riscaldamento o elettricità nelle proprie case», afferma padre Vyacheslav Grynevych SAC, direttore esecutivo di Caritas-Spes Ucraina.
L’emergenza abitativa resta una delle ferite più profonde del conflitto. Oltre 4 milioni di persone hanno perso la propria casa e necessitano di soluzioni a lungo termine. «Inizialmente ci siamo concentrati su soluzioni di emergenza per gli sfollati – sottolinea Tetiana Stawnychy, presidentessa di Caritas Ucraina – oggi stiamo lavorando con il governo allo sviluppo di un piano di edilizia sociale per aiutare le persone a ricostruire la propria vita».
Per il prossimo biennio, la rete Caritas ha individuato quattro priorità:
Risposta umanitaria : evacuazioni, assistenza ai civili nelle aree colpite e sostegno ai più vulnerabili
Sviluppo mezzi di sussistenza: programmi per favorire l’occupazione e al creazione di micro imprese
Soluzioni abitative stabili: costruzione e sostegno di progetti di alloggio permanente per gli sfollati
Supporto alla salute mentale e psicosociale, diventato essenziale per bambini, famiglie, anziani, veterani e comunità segnate da traumi ripetuti
In modo trasversale, il supporto alla salute mentale e psicosociale è diventato essenziale per bambini, famiglie, anziani, veterani e comunità segnate da traumi ripetuti.
In questo quadro, Caritas Italiana allocato circa 3 milioni di euro per il periodo 2025-2027 per l’implementazione di progetti a sostegno della popolazione ucraina. In particolare attraverso il progetto V.I.T.A.L. (2025–2026), realizzato con Caritas Ucraina, sostiene l’accesso integrato a servizi sanitari, supporto psicosociale e assistenza economica nelle regioni orientali. Con il progetto HOPE (2026–2027), in partenariato con Caritas-Spes Ucraina, promuove evacuazioni sicure e percorsi di accoglienza e presa in carico per persone provenienti da aree ad alto rischio, favorendo stabilizzazione e inclusione.
«Quattro anni di guerra ci restituiscono milioni di vite sospese, comunità sradicate, famiglie che hanno perso casa, lavoro, punti di riferimento – dichiara don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana –. Non possiamo lasciare che questa guerra diventi uno sfondo abituale della nostra quotidianità. La carità è responsabilità storica: significa restare accanto, accompagnare, sostenere processi di ricostruzione e custodire, ogni giorno, la dignità delle persone. La pace si afferma anche grazie a scelte concrete e a coscienze vigili che si assumono la responsabilità di proteggerla».
A quattro anni dall’inizio del conflitto, l’impegno continua. Perché nessuna crisi prolungata può diventare invisibile.
Aggiornato il 24 Febbraio 2026