3° Incontro diocesano formativo per volontari Caritas

3° Incontro diocesano formativo per volontari Caritas

Così, in un mondo dove sempre più numerosi sono i poveri, paradossalmente vediamo anche crescere alcune élite di ricchi, che vivono nella bolla di condizioni molto confortevoli e lussuose, quasi in un altro mondo rispetto alla gente comune. Ciò significa che ancora persiste – a volte ben mascherata – una cultura che scarta gli altri senza neanche accorgersene e tollera con indifferenza che milioni di persone muoiano di fame o sopravvivano in condizioni indegne dell’essere umano. (Leone XIV, Dilexi te, LEV, Città del Vaticano 2025, pag. 16)

Nella prima comunità cristiana il programma di carità non derivava da analisi o da progetti, ma direttamente dall’esempio di Gesù, dalle parole stesse del Vangelo. La Lettera di Giacomo dedica molto spazio al problema del rapporto tra ricchi e poveri, lanciando ai credenti due appelli fortissimi che mettono in questione la loro fede: «A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in sé stessa è morta» (Gc 2,14-17). (Leone XIV, Dilexi te, LEV, Città del Vaticano 2025, pag. 34)